Piogge torrenziali, trombe d’aria, inondazioni improvvise, frane, dissesti idrogeologici e crisi idriche colpiscono con sempre più frequenza il nostro territorio. L’aumento progressivo della temperatura media del pianeta a causa dell’effetto serra, dovuto alle emissioni di combustibili fossili di epoca industriale, è un dato di fatto ormai certo. Quando la temperatura sale, aumenta l’energia in circolazione, l’evaporazione, e il movimento di masse d’aria che possono portare a violente tempeste con forti piogge e inondazioni lampo in inverno e siccità e ondate di calore estremo in estate. Questi eventi sono innestati su una situazione di degrado del suolo, abbandono dell’agricoltura tradizionale, occupazione dello spazio e creazione di grandi infrastrutture che rendono l’ambiente non più in grado di controbilanciare i fenomeni meteorologici e l’acqua da benefica diventa un fattore di disastro. E ‘chiaro che la situazione è dovuta alla cementificazione dei letti dei fiumi, alla costruzione in zone alluvionali, all’esodo dalle zone di montagna, all’abbandono delle tecniche tradizionali di gestione dei boschi e di conservazione del suolo, alla creazione di grandi dighe e all’emigrazione. Non si può risolvere la crisi globale, che è economica, climatica e ambientale, applicando i metodi che l’hanno provocata: tecnocrazia, spreco di risorse, approccio indifferenziato per tutti i paesi, soluzioni calate dall’alto. Per affrontare la crisi globale, è necessario un nuovo paradigma e studiosi, ricercatori, organismi internazionali, hanno elaborato varie strategie: lo sviluppo sostenibile, la green economy, una terza rivoluzione industriale sulla base di fonti di energia alternative, emissioni zero, km zero, la slow-economy, decrescita. Sono tutte proposizioni di grande attualità. Importante è la consapevolezza che solo con la conoscenza si potrà realizzare il cambiamento. Le risposte non devono essere univoche e uguali a livello internazionale ma adattate ciascuna ai luoghi specifici e da questi avere origine grazie al patrimonio materiale e immateriale della diversità culturale e naturale e delle caratteristiche locali. I cambiamenti climatici, il collasso degli ecosistemi, i cataclismi, la fine della civiltà sono condizioni che l’umanità ha dovuto affrontare numerose volte. La sopravvivenza è stata assicurata dalla conservazione del sistema di conoscenze tradizionali. Questo racchiude la saggezza dei luoghi e delle comunità, le antiche conoscenze dell’umanità, lo strato più profondo su cui la scienza e la cultura si sono sviluppate, le soluzioni locali che hanno permesso la creazione e la gestione dei paesaggi sulla intera superficie del pianeta. Luoghi eccezionali come il Parco del Cilento e la Costiera Amalfitana entrambi iscritti nella lista del Patrimonio Mondiale Unesco costituiscono un serbatoio di tecniche e di saperi oggi utili per la sopravvivenza comune. Queste conoscenze permettono lo sviluppo di soluzioni con un basso utilizzo di energia e di risorse che sono in grado di adattarsi alla variabilità ambientale e di reagire alle emergenze e catastrofi in modo flessibile e multifunzionale. Eppure i sistemi terrazzati di Salerno e Amalfi e che sono il sostegno strutturale di località di altissimo valore come Capri sono oggi abbandonati determinando il collasso di intere aree territoriali. Di fronte alla crisi globale nuove soluzioni sostenibili sono indispensabili nel campo dell’urbanistica, dell’abitare, della preservazione dei suoli, della produzione dell’acqua e nel riciclo. Possono essere elaborate comprendendo il messaggio presente in ogni comunità, luogo e ambiente. Un vasto programma di ingegneria naturalistica e di architettura del paesaggio troverà le risorse economiche necessarie perché è un investimento su beni e futuro comuni e darà lavoro a tutti: esperti, giovani, immigrati per percorre i luoghi, estrarne le conoscenze riapplicarle in modo innovativo, trasformare i nostri ambienti mediterranei i quei giardini di armonia e conoscenza, fusione tra natura e cultura che erano un tempo.