È rispondendo a questa domanda che l’architetto Pietro Laureano, consulente Unesco e autore della relazione che esattamente 20 anni fa condusse al riconoscimento del sito Unesco materano, ha aperto la sua realzione, nel corso dei lavori del primo simposio, dedicato alla stesura del Piano di Gestione del Sito. I lavori sono iniziati questa mattina, proseguiti nel pomeriggio e si concluderanno nella giornata di domani. La filogenesi, ha ricordato Laureano, è diversa dall’ontogenesi. In altri termini il codice c’è ma conta anche quella che ha definito la storia delle comunità vive, perché l’interpretazione è un atto creativo. Sulle tracce della nostra storia, dunque, perché ha detto ancora Laureano, davanti abbiamo il nostro passato. Quel bagaglio unico ed irripetibile, di strutture, forme ed umanità di cui sono straordinariamente infarciti i Sassi e il Parco rupestre, modellati, nei secoli, secondo un approccio noto come geometria frattale. Oggi il patrimonio necessita di uno strumento, il piano di gestione appunto, per la cui stesura definitiva, come è nello spirito dei tre simposi distribuiti nell’arco di circa due mesi, a partire da oggi, è stata scelta la strada della cosiddetta democrazia partecipata. Un piano, è stato sottolineato, che rappresenta il Piano dei Piani, che però è necessario far dialogare con gli altri strumenti della pianificazione urbanistica, come ha voluto sottolineare l’architetto Manuèl Roberto Guido, referente del Ministero dei Beni Culturali. Nel corso della seconda giornata del Simposio, che avrà luogo domani, sempre a Palazzo Lanfranchi, i lavori prevedono la produzione di un elaborato di sintesi, del materiale prodotto nella prima. Spunti ed esperienze a confronto, della elaborazione, produrranno nuovi livelli, per giungere ad una forma semilavorata, per la redazione del Piano di Gestione.

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Matera, con la sua storia e le sue peculiarita’ legate ai rioni Sassi e all’habitat rupestre, e’ il simbolo di una realta’ che puo’ edificarsi da sola lungo un percorso di opportunita’ e di esperienze in grado di favorire la crescita del territorio e delle comunita’ locali

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Matera e, in particolare, i suoi antichi rioni di tufo, rappresentano insieme la capacità di un territorio a vivere in rapporto a momenti contrapposti, la vita e la morte, la luce dei giardini pensili e l’oscurità delle grotte, madre e killer dei propri figli. Se la modernità a cercato di separare l’arte dal lavoro, la luce da buio, i giardini dai luoghi di produzione, questa città, al contrario ha sempre convissuto con questi dualismi. Ed è questa la straordinarietà di Matera. Questa città può raccontare un futuro possibile rovesciando i paradigmi della modernità, ma deve poter ricreare il cantiere che ha portato alla nascita dei Sassi per rigenerare il patrimonio di conoscenze che oggi è patrimonio mondiale dell’umanità. Matera è tutti noi e ciascuno di noi”.