Si conclude a Matera con una forma di pane di oltre 100 chili, portata in piazza da un carro tradizionale, il convegno il Codice del Paesaggio delle Caverne che ha riunito nella città dei Sassi oltre 50 esperti di diversi paesi tra cui Cile, Colombia, Canada, Stati Uniti, Spagna, Inghilterra, Francia, Bulgaria, Romania, Israele, Algeria, India e Giappone. Il convegno secondo la volontà degli organizzatori di affrontare il tema del paesaggio in un modo interdisciplinare e con un approccio olistico ha riunito esperti di varie discipline, archeologi, architetti, sociologi, tecnologi, economisti e anche studiosi della moda, nutrizionisti e numerosi amministratori pubblici. Chiediamo a Pietro Laureano, ideatore e animatore di questo convegno, presidente dell’Istituto Internazionale delle Conoscenze Tradizionali e redattore dello studio che portò all’iscrizione UNESCO di Matera, una sintesi dei risultati.

Pietro Laureano c’è un Codice nel Paesaggio delle Caverne e qual è?

Abbiamo utilizzato la parola codice nel doppio senso di messaggio nascosto e insieme giuridico di regole. Per il primo significato possiamo rispondere di sì. Le rappresentazioni paleolitiche dalle grotte di Lascaux  in Francia, le opere rupestri del Sahara fino ai dipinti neolitici di Porto Badisco in Puglia non erano semplici espressioni figurative ma contengono un messaggio che si perpetua nell’arte e nella cultura di tutta la storia umana. Per sopravvivere gli essere umani hanno bisogno di comunicare e stabilire legami solidi. Le raffigurazioni costituiscono le categorie simboliche con cui la comunità interpreta il mondo e s’identifica. La caverna è il primo tempio, luogo di coesione sociale e d’iniziazione nella comunità. Nel programma del convegno c’è la riproduzione di alcuni straordinari dipinti neolitici della cultura di Serra d’Alto di Matera che rappresentano questo continuo processo di connessione dal singolo alla famiglia alla comunità. Per ultimo abbiamo inserito il QR CODE che rappresenta l’enorme capacità contemporanea di stabilire comunicazione e reti nell’era globale. Il codice è quello della Banca Mondiale delle Conoscenze Tradizionali realizzata dall’ITKI (International Traditional Knowledge Institute) che si propone con un metodo wiki di inventariare e diffondere a tutti le tecniche e le buone pratiche della gestione del paesaggio.

Arriviamo quindi al secondo significato di codice, è quello normativo e giuridico?

Sì. Nei paesaggi esistono delle regole di realizzazione e di composizione che ne assicuravano la evoluzione armonica. Regole non scritte che si tramandavano nello spirito e le categorie simboliche delle comunità. La modernità ha stravolto questi principi e noi oggi abbiamo bisogno di norme, di un Codice del Paesaggio per difendere questi luoghi fragili di fronte a aggressioni distruttive.

Quali sono i pericoli?

Gli estremi climatici con bombe d’acqua, desertificazione, erosione mettono a dura prova un paesaggio indebolito dai danni recati al suolo dalla cementificazione e da grandi opere dissennate. Le migrazioni e la povertà hanno privato i luoghi del baluardo della presenza umana. Il risultato è il collasso degli ecosistemi e il susseguirsi sempre più frequente di catastrofi la cui responsabilità non è della natura ma della errata azione umana.

Quale è in questo contesto il messaggio del paesaggio delle caverne?

Il luoghi rupestri e le città di pietra del convegno rappresentano un modello a basso spreco di risorse, integrato, nomade, slow, labirintico, a piccola scala. Sono stati realizzati da comunità non dispendiose e capaci di rinnovare le risorse degli ecosistemi e sono portatori di quelle grandi capacità di resilienza e di sopravvivenza che hanno permesso il perpetuarsi della specie umana. Le tecniche tradizionali di Matera – la raccolta d’acqua; la protezione dei suoli; l’abitare in grotta; l’architettura naturale; la geotermia passiva; il tipo di struttura urbana – sono oggi un modello per le più avanzate ricerche di bioarchitettura, sulla città sostenibile, l’economia verde e la problematica della qualità del paesaggio, della produzione, del cibo, della vita e della rinascita e salvaguardia del territorio.

Quindi un messaggio attuale e proiettato nel futuro?

Nel convegno, oltre agli interventi più specialistici, abbiamo presentato la “passione del grano” un rito che si perpetua ancora a San Giorgio Lucano con la messa in scena del sacrificio dell’ultimo covone fatto dai falciatori, rappresentazione della morte e rinascita del grano, e con lo spogliare con le falci una vergine, simbolo di fecondazione. Nella vicenda del pane si drammatizza la problematica della alimentazione sana, un problema cruciale per il futuro. Si è parlato di architettura sostenibile e anche di tecnologie avanzate secondo uno degli slogan del convegno: “dalla caverna alla nuvola”. In questo quadro sono stati presentati i più avanzati metodi di scansione laser territoriale per monitorare i paesaggi ed è intervenuta la Community Network Marconi presentando l’esperienza di utilizzo nel Trentino delle cave di pietra per realizzare le fibre ottiche per la banda larga.

Il convegno si è tenuto a Matera per celebrare l’iscrizione UNESCO che fu realizzata venti anni fa proprio grazie ad un suo studio dei Sassi, ed è stato sponsorizzato dal comitato Matera 2019 che candida la città a capitale Europea della Cultura quali sono i risultati in questo campo?

Matera con l’iscrizione del 1993 è stata la prima città del Sud nella lista dell’UNESCO, ha aperto la strada al grande successo dell’Italia che ha oggi più presenze di tutti gli altri paesi del mondo e introdotto la questione del paesaggio e della architettura popolare. Oggi con la candidatura a Capitale Europea della Cultura pone nuove sfide di cruciale importanza a dimensione europea e internazionale. La concezione di cultura non è univoca o neutrale. Oggi cultura significa affrontare le sfide globali e spostare con la nuova visione del paesaggio l’attenzione dai monumenti alle comunità e al benessere delle genti. L’antico messaggio delle caverne, il connettersi, lo stare insieme rappresentato a Matera nella struttura urbanistica del vicinato, nelle tecniche di amministrazione parsimoniosa delle risorse e soprattutto della gestione dell’acqua, costituiscono un insegnamento valido per il pianeta intero.

Il convegno era anche un momento di lavoro formale dell’UNESCO quali i risultati in questo campo?

Il convegno ha riunito, presieduto da Francesco Bandarin direttore della Cultura UNESCO, che è intervenuto in videoconferenza perché impegnato a Parigi nelle votazioni della Conferenza Generale, il panel UNESCO sul paesaggio. Questo è composto, oltre a me, da Mike Turner, Israele, delegato dal Direttore Generale, Monica Luengo, Spagna, Presidente del Comitato Internazionale ICOMOS, Martha Fajardo, Colombia, presidente dell’Iniziativa dell’America Latina sul Paesaggio (LILA), Kathrine Moore, Inghilterra, vice presidente della Federazione Internazionale degli Architetti Paesaggisti (IFLA). Si è approvata la Risoluzione di Matera sul Paesaggio che, ringraziando Matera 2019 e l’ITKI per avere organizzato il convegno a Matera, riconosce a questa città il ruolo guida avuto su questo tema e su quello della sostenibilità e, richiamando la Dichiarazione di Firenze sul Paesaggio del 2012, propone, sul modello del Convegno il Codice del Paesaggio delle Caverne, di avviare momenti tematici sui differenti paesaggi nel mondo. Afferma la necessità considerare tutti i paesaggi sostegno della vita quotidiana e il cui apprezzamento deriva dal valore attribuito loro da ogni persona e comunità. Chiede agli Organismi Internazionali di affermare l’importanza della cultura e la necessità, partendo dalle comunità e le conoscenze tradizionali, di prefigurare nuovi modelli per un futuro sostenibile. Domanda, confermando la volontà di realizzare una nuova Convenzione del paesaggio, di procedere con un processo dal basso verso l’alto organizzando forum nelle diverse regioni delle Nazioni Unite.