1,5 miliardi è il numero dei piccoli contadini nel mondo

4,5 miliardi è il numero di persone al mondo che questi contadini considerati sulla soglia della povertà sfamano con la loro produzione agricola

Meno del 3% dell’acqua consumata per la produzione agricola dei paesi ricchi è la quantità utilizzata da questi contadini

Sono alcuni dei dati diffusi durante i lavori del Forum della FAO di Pechino. 150 esperti rappresentanti 120 paesi hanno discusso dell’importanza dei sistemi agricoli tradizionali e del modo di preservarli. Sono stati discussi casi di studio di tutto mondo. Particolare importanza è stata data alla problematica dell’acqua. Dalle relazioni degli intervenuti risulta che nella tradizione l’uso comunitario dell’acqua e della terra è sempre stato fondamentale. L’acqua è bene comune in tutte le società. E’ considerata oggetto di amministrazione pubblica nel primo codice sinora conosciuto, quello di Hammurabi, risalente a 3750 anni fa. Era pubblica per gli antichi romani, e la civiltà islamica ha basato la sua grande diffusione sulla gestione comunitaria di legislazioni e patti idraulici. Tra i Masai nel Kenia e la Tanzania anche la terra è bene comune e questo sistema li preserva da difficoltà che possono intervenire per avversità stagionali e ambientali. Tra i popoli precolombiani ogni anno le particelle di terreno erano assegnate alle singole famiglie garantendo la conduzione diretta di piccole proprietà. Pietro Laureano, presidente dell’Istituto Internazionale delle Tecniche Tradizionali, rileva che di fronte alle sfide della penuria alimentare ed agricola sono sempre più attuali questi principi tradizionali che hanno sorretto lo sviluppo nella storia di grandi civiltà e sfamano ancora oggi il 70% dell’umanità: l’acqua e la piccola azienda agricola vanno considerati patrimonio comune di tutta l’umanità.