I ritrovamenti archeologici effettuati dalla equipe del Centro di Ricerche Francesi di Studi Etiopi diretti da Francois Xavier confermano la nuova visione della storia e sviluppo urbano di Lalibela proposta dall’architetto Pietro Laureano coordinatore del gruppo incaricato della conservazione e restauro di Lalibela per conto dell’UNESCO e del Fondo Mondiale dei Monumenti.

Lalibela costituisce uno dei complessi monumentali ipogei di più alto valore al mondo. E’ universalmente celebre per le sue chiese monolitiche scavate nella roccia basaltica e riccamente decorate. I complessi più imponenti risalgono al XII – XIII sec. d. C. quando il re Lalibela, da cui la città successivamente prese il nome, volle scolpirla nella pietra a immagine della Gerusalemme Celeste.  Restava sinora inspiegabile la realizzazione degli immensi sistemi ipogei in così pochi anni di tempo, realizzazione che la tradizione religiosa attribuiva ad un intervento divino. La gran parte degli studiosi si erano conformati a quest’ipotesi anche perché la chiesa coopta locale aveva scoraggiato qualsiasi prospezione archeologica. Pietro Laureano attraverso lo studio comparato delle tipologie del rupestre, l’analisi del sistema dei drenaggi e di captazione delle acque ha effettuato la ricostruzione della storia di lungo periodo della città di Lalibela, dal più lontano passato troglodita, attraverso il periodo ipogeo e axummita fino alle realizzazioni medievali che costituiscono quindi in gran parte la rielaborazione di strutture precedenti. Il Ministero dei Beni Culturali Etiope ha autorizzato le prospezioni archeologiche e i ritrovamenti di mura e fortificazioni megalitiche hanno confermato l’ipotesi. Le nuove scoperte son state  presentate durante il convegno tenuto a Lalibela in Etiopia  il 24 e 25 maggio 2009 dall’UNESCO e dal Ministero della Cultura Etiope a cui hanno partecipato esperti internazionali, archeologi e dirigenti dei servizi dei beni culturali di tutta l’Etiopia. La nuova visione è di così grande interesse storico e culturale che la BBC ha subito realizzato un servizio speciale sull’argomento. La scoperta, inoltre, ha un’enorme importanza rispetto alle finalità di preservazione perseguite dall’UNESCO e dal WMF. L’architetto Laureano dichiara: i monumenti di Lalibela costituiscono solo la parte emergente di un sistema complesso sia ambientale che architettonico a cui sono intimamente legati. La rete di trincee, drenaggi, canali e corti a pozzo, in cui sono inserite le Chiese di Lalibela, costituiscono un tutto unico che solo affrontato nella sua totalità può permettere una risposta ai fattori di degrado. Le conoscenze idriche e di protezione dei suoli messe in atto nel tempo nella città di Lalibela costituiscono oggi cognizioni fondamentali per la lotta alla desertificazione e per il restauro del sito nel quadro di un approccio integrato rivolto alla messa in luce di tutta la città storica con i suoi ingressi, le abitazioni, le cisterne, i terrazzamenti e giardini. Questo stesso approccio ecosistemico era stato messo in atto da Pietro Laureano nello studio di iscrizione all’UNESCO dei celebri Sassi di Matera le cui strutture preistoriche e rupestri hanno fornito determinanti elementi di comparazione per la comprensione della storia passata di Lalibela. Pietro Laureano presenterà una anteprima di queste ricerche nella relazione che terrà a Bari il 28 maggio in apertura del congresso Mondiale della International Water Association e accompagnerà la mattina del 30 maggio gli esperti e studiosi internazionali in visita alle strutture idriche dei Sassi di Matera. Lo studio redatto per l’UNESCO ed il WMF può essere consultato sul sito di IPOGEA