INTERVISTA DI GIORNALEMIO.IT A PIETRO LAUREANO 

Pietro Laureano lei è stato l’autore del dossier che ha portato all’iscrizione UNESCO di Matera nel cui venticinquennale avete organizzato con l’ICOMOS Italia un convegno dall’11 al 15 dicembre a Matera. Come vive questo momento?

È con profonda gioia che celebriamo i 25 anni dell’iscrizione UNESCO di Matera. La città arriva a questa scadenza in un momento di grande successo proiettata agli importanti avvenimenti del 2019 in cui sarà capitale della Cultura Europea. L’ICOMOS insieme all’Università di Basilicata e gli altri partner ha voluto marcare l’avvenimento con il convegno scientifico del Comitato Internazionale sulle Economie delle Valorizzazione (ISCEC) e con iniziative basate sulla partecipazione, l’educazione e il coinvolgimento del territorio. Matera, a partire dall’iscrizione del 1993, continua così a dare il suo contributo alla evoluzione della teoria del patrimonio: dall’architettura aulica a quella popolare; dal sito al paesaggio; dal monumento alle genti”. Ne riparliamo dopo il convegno

Perché oggi possiamo dire che l’iscrizione UNESCO di Matera è stata una svolta storica per la citta?

Negli anni ’50 il modo di vivere nei Sassi era considerato inaccettabile per la modernità. Matera fu dichiarata “una vergogna nazionale” e 20.000 abitanti furono costretti a trasferirsi in nuovi quartieri. Le case abbandonate divennero proprietà dello Stato e furono murate per impedire alle persone di vivere nelle caverne. Di conseguenza, i Sassi di Matera diventarono una città deserta: il più grande centro storico in Europa completamente abbandonato. Le abitazioni non abitate e arieggiate subirono un rapido processo di degrado così come le chiese scavate nella roccia che vantavano affreschi medievali meravigliosi.

Dopo l’esodo di massa degli abitanti è emersa la volontà di restaurare, ma nessuno sembrava sapere come. Alcuni volevano preservare il sito com’era: abbandonato, come testimonianza di ciò che era accaduto in passato. Altri hanno proposto di rendere abitabili le abitazioni con grandi trasformazioni. Nella prima opzione Matera sarebbe rimasta deserta: una città museo, impossibile da mantenere. Nella seconda opzione il recupero avrebbe comportato demolizioni e aggiunta di nuove costruzioni.

Quale è stata la scelta giusta per il recupero?

La corretta soluzione è stata il ritorno ad abitare dopo i necessari restauri compatibili con la conservazione dei valori. Tuttavia, la maggior parte dei vecchi abitanti non desiderava tornare, perché il sito era diventato un simbolo negativo e sembrava impossibile adeguarlo ai moderni standard di vita. Inoltre, non si poteva concepire una strategia di recupero senza prima capire esattamente il suo valore e significato e quindi cosa andasse preservato.

Era necessaria una nuova visione e una nuova interpretazione, per ricreare la memoria, la passione e gli interessi dei cittadini, con il coinvolgimento delle associazioni, l’impegno di intellettuali e volontari, stimolando la volontà e l’orgoglio della Comunità. Occorreva presentare una immagine capace di indurre promozione, impegno culturale ed economico. Tutto ciò è stato ottenuto con l’iscrizione nel sito del patrimonio mondiale dell’UNESCO nel 1993, il primo nel Sud Italia. L’iscrizione ha rovesciato il paradigma di Matera come vergogna generando una nuova visione propulsiva.

Come è stato realizzato il successo di Matera?

Nella nuova interpretazione ho presentato i Sassi di Matera come un paesaggio culturale organizzato in base alla scarsità di risorse, alla necessità di un uso appropriato e collettivo e al costante riciclo di esse, al risparmio di terra e acqua, al controllo del calore e dell’energia solare. Essi rappresentano la persistenza di un paesaggio preistorico ancora presente nei labirinti cavernosi sottostanti le strutture costruite. Si tratta di un brillante sistema di gestione delle risorse idriche ed energetiche, dell’organizzazione sociale della comunità, dello spazio abitativo e del modello urbano: un modo di vivere lento, verde e salutare, un modello di sostenibilità. Questo approccio supera la nostalgia estetizzante e populista del mondo contadino scomparso e riscopre radici e identità lontanissime per indicare un progetto per il futuro. Si oppone alla commiserazione della miseria della casa grotta e ne esalta invece l’attualità propositiva tramite il recupero delle conoscenze tradizionali e il loro uso innovativo con le tecnologie web più avanzate; la riabilitazione delle cisterne per la raccolta dell’acqua piovana; i giardini terrazzati; l’uso di abitazioni rupestri e locali sotterranei per ottimizzare il microclima interno.

Così Matera basando il suo futuro sulla cultura e le tradizioni è diventata un’attrazione nazionale e internazionale e con questa strategia ha vinto la competizione, a livello di tutte le città d’Italia, per divenire Capitale Europea della Cultura per il 2019. È la dimostrazione della resilienza degli insediamenti storici e che l’architettura popolare e le tecniche tradizionali non sono qualcosa di superato, ma un sistema di conoscenza geniale che dal lontano passato indica le soluzioni future.

Si teme che il turismo e il successo abbiano snaturato la città. Lei quali criticità vede?

Il turismo ha fatto bene a Matera che altrimenti oggi sarebbe una città morta con i Sassi invasi dalle immondizie e in mano alla criminalità. Certamente va gestito, e ancora una volta Matera, con la elaborazione della strategia del turista come abitante temporaneo, può dare indicazioni per altre città d’arte che soffrono gli stessi problemi come Firenze, Venezia e Londra. La criticità è che si possa perdere una occasione così importante, come gli interventi in corso per il 2019, riproponendo la autocommiserazione folcloristica di chi non vede la carica innovativa determinata dall’iscrizione UNESCO. Occorre estendere i vantaggi dell’iscrizione alle Murge e alle Gravine, ai Comuni Lucani e a tutto il territorio e il mondo rupestre. Avvalersi dell’apporto straordinario dell’associazionismo e dei giovani che devono essere messi in grado sempre di elaborare nuove visioni. Recuperare la Matera sotterranea ancora completamente non visitabile adottando metodi di restauro rispettosi di questo immenso patrimonio. Visualizzare l’habitat e le tecniche idriche dei villaggi preistorici. Riorganizzare i sistemi d’acqua su cui si è fondata la città; essi possono costituire una ricchezza di richiamo e visita per Matera ma, se ulteriormente abbandonati, potrebbero anche determinarne la distruzione.0

Per avere la versione integrale dell’intervista cliccate sul seguente link:

https://giornalemio.it/ambiente/laureano-dopo-25-anni-non-dimenticare-la-matera-sotterranea/