Il progetto di Realizzazione di percorsi naturalistici nell’area della gravina di Gravina in Puglia è parte del Museo dell’acqua e della Pietra, un museo del territorio che ha come focale la Gravina di Gravina e i suoi valori storici, culturali e ambientali.  Si tratta di un’area di alta qualità sottoposta a vincoli di carattere archeologico e paesaggistico che impongono interventi imperniati sul massimo rispetto e nulla invasività. Gli itinerari sono finalizzati a permettere l’apprezzamento naturalistico tramite l’esperienza diretta dello spazio e dei luoghi in un nuovo approccio basato non sull’allestimento di aree con presentazioni e interpretazioni preconfezionate ma sulla stimolazione sensoriale, l’invito alla curiosità e alla ricerca. La progettazione tiene conto delle tematiche ambientali, la gestione degli ecosistemi, i valori storici, le qualità estetiche e le narrazioni antropologiche.

La metodologia progettuale scaturisce da due aspetti fondamentali: l’integrazione e la partecipazione. La progettazione è integrata, in grado di considerare opzioni di valore diversi, che comportano impatti su settori diversificati, su dimensioni allargate e di lungo periodo e necessita quindi di approccio multidisciplinare; ed è partecipata cioè coinvolge i soggetti portatori di saperi locali, quelli determinanti nelle opzioni decisionali, gli operatori e attori economici il cui coinvolgimento attivo nelle valutazioni e scelte diventa un elemento determinante del progetto e contribuisce alla sua fattibilità. Il processo di progettazione è stato realizzato in modo partecipato attraverso la creazione dei Syssitia, laboratori di progettazione sociale. I syssitia erano l’usanza, riferita da Aristotele, dei pubblici convivi tipici degli antichi popoli meridionali in cui si prendevano le decisioni comuni. La citazione storica ricorda che il successo di grandi civiltà del passato è stato ottenuto proprio grazie a istituzioni che hanno permesso la partecipazione, l’inclusione e l’identità. Il Comune di Gravina ha voluto richiamare questa antica usanza riproponendosi come città che fa del patrimonio storico, della memoria, della ospitalità e della convivialità il suo elemento di richiamo. Inoltre la partecipazione costituisce un valore aggiunto a tutto il processo poiché il coinvolgimento dei soggetti portatori di saperi locali, di quelli che hanno ruoli decisionali, degli operatori, favorendo la presenza attiva della cittadinanza nelle scelte e nella realizzazione, è una garanzia di operatività e di riuscita.

Con l’Ecomuseo si realizza una proposta museale innovativa che esalta e valorizza gli aspetti ambientali e storici di Gravina attraverso itinerari, visualizzazioni, esplicitazioni narrative capaci di fondere natura, cultura e socialità. L’Ecomuseo è infatti un museo del territorio dove non contano le esposizioni di oggetti ma l’esperienza diretta dello spazio e dei luoghi vissuta tramite l’itinerario e il viaggio e attraverso il rapporto intenso con la comunità. La convivialità, il modo di vivere, di abitare e di sentire il paesaggio è quindi parte integrante della realizzazione di un ecomuseo. Gravina in Puglia è una delle città al mondo che esprime nel modo più intenso queste potenzialità. E’ di nome e di fatto la città delle Gravine per eccellenza. E’ la prova straordinaria di come i luoghi delle Gravine, dai caratteri spettacolari, ma dalle condizioni non certo facili, sono stati nel tempo trasformati fondendo natura e cultura. L’acqua è stata captata, raccolta, trasportata, gestita e la pietra è stata scavata, trasportata, assemblata, lavorata. La prima è l’elemento fondamentale per la vita la seconda ne ha costituito il riparo. Acqua e pietra, protagonisti di questo racconto insieme alla comunità che l’ha inscenato, si fondono insieme lungo l’abisso della Gravina dove si rivolgono, da un lato, il passato preistorico e antico con la collina di Botromagno, e dall’altro quello storico e contemporaneo, con l’attuale paesaggio urbano. L’insieme è un teatro del mondo e della civiltà, racconto della vicenda umana visibile nei graffiti, nelle cavità, nei meandri sotterranei, nell’archeologia, nella trama urbana. Qui, tracciato dall’acqua e scolpito nella pietra, tutto è ancora presente: le opere e il mito, la fatica e le aspirazioni, l’ingegno e i simboli.

Compito dell’ecomuseo è di presentare, rendere visitabile e invitare a compiere un’esperienza diretta unica in questo grandioso scenario.

La gravina di Gravina marca con il suo andamento da Nord a Sud l’area di progetto. Il suo canyon, dalle caratteristiche naturalistiche e ambientali grandiose, separa e fonde in un disegno monumentale le componenti del sistema paesaggistico. A Ovest, sul suo lato destro, la collina di Botromagno con le vestigia archeologiche. A Est, sulla sponda sinistra, il centro storico postclassico e medievale. Si determina una stratigrafia straordinaria che non si presenta, come usualmente avviene, sovrapposta, con i periodi più recenti costruiti sopra i più antichi, ma giustapposta in modo che le realizzazioni successive affiancano e non occultano le preesistenze archeologiche. Le due rive così profondamente marcate dalla geografia e dalla storia sono unite dallo splendido ponte acquedotto su arcate di tufo del XVIII secolo. Il ponte agevole punto di passaggio e contatto separa la parte settentrionale dell’alveo da quello meridionale. Si determina un’assialità ortogonale, costituita dall’andamento Nord – Sud della gravina, intersecato dal percorso Est – Ovest dal centro storico all’area archeologica. Assialità che ha il suo fulcro nel ponte acquedotto e ripartisce i luoghi in precisi settori. Sulla base di questa geometria il progetto ha definito gli elementi fondanti il quadro paesaggistico gravinese costituiti da Acqua, Pietra, Tempo e Spazio. Intorno a questi temi è stata costruita la carta delle espressioni ambientali, storiche, antropologiche e paesaggistiche prevalenti che costituiscono il complesso del Museo dell’Acqua e della Pietra. La realizzazione degli itinerari ne permette la fusione equilibrata e la fruizione favorendo il funzionamento e la rigenerazione del sistema. A Nord il settore Acqua è l’area della gravina dove più si sente la presenza della natura e qui rimontandone il corso si svolgono gli itinerari a prevalenza naturalistica. A sud oltre il ponte il settore Pietra costituisce quella parte dove più l’intervento umano ha inciso e scavato la geologia naturale realizzando le meraviglie delle architetture ipogee e degli insediamenti rupestri e creando momenti straordinari di fusione natura – cultura come i giardini pensili e terrazzati. A Ovest il settore Tempo caratterizza l’area archeologica ricca di testimonianze che dalle più remote ere preistoriche si sviluppa fino alla possente città del periodo magno greco e alle realizzazioni di epoca romana. A Est il settore Spazio definisce la città storica, dall’intricato tessuto urbano strutturato dai condotti dell’acqua e da labirinti ipogei che si forma dalla tarda antichità ed è marcato da vestigia monumentali che si susseguono dal periodo medievale fino al settecento e ottocento.

Il settore Acqua è quello dove si svolgono gli itinerari di progetto. Il settore è delimitato a Sud dal ponte acquedotto, a Ovest, sulla riva destra della gravina, dalla strada che attraversa l’area archeologica con un contorno che segue la strada fino alla stazione ferroviaria di Lamascesciola.

Gli itinerari di visita hanno il compito di rendere fruibili i luoghi inserendoli in una trama spaziale, sensoriale e mentale di nessi e di significati. La connessione, la fruibilità e la narrazione permeano i luoghi di significato e di valori contribuendo alla loro tutela, alla integrazione e valorizzazione urbana e alla trasmissione alle generazioni future. Gli itinerari sono composti da un percorso principale di facile accessibilità con diramazioni secondarie per utenti più preparati. Il percorso parte dalla Città per attraversare la gravina sul ponte acquedotto e snodarsi a Nord fino al punto della gravina in cui l’alveo si allarga nella piatta prateria. Si compie un viaggio nel tempo e nel mito dal centro storico verso l’archeologia e oltre questa in una immersione crescente nel paesaggio e la natura. Il tema è quello dell’acqua di cui si rimonta il corso, dalla fontana, ad angolo tra Corso Garibaldi e via Madonna della Stella, procedendo accumulando conoscenze e sensazioni, fino alla scoperta delle sue origini. Il percorso è suddiviso in 8 parti tante quante le lettere della parola Syssitia, nome dei simposi degli antichi popoli locali, a cui si è inspirato il laboratorio sociale realizzato per la progettazione sociale del museo.

Le lettere, scolpite su massi di pietra da artisti di Gravina, sono installate nel percorso a marcare l’itinerario. Ciascuna di queste 8 parti costituisce una stanza del nostro museo che in quanto museo del territorio ha una particolare dimensione spaziale. Un museo convenzionale, infatti, ha oggetti esposti su pareti bidimensionali la cui composizione diventa un volume architettonico tridimensionale. Il museo del territorio ha come pareti spazi aperti, tridimensionali che, attraverso il rapporto tattile, sensoriale e l’esperienza spaziale, rivelano al visitatore ulteriori inusuali dimensioni. Il risultato è uno spazio multidimensionale fatto di stanze concettuali, di conoscenza e di memoria nelle quali il turista, a partire dagli elementi di eccellenza del territorio, può perdersi in una serie di collegamenti infiniti. Il museo è così un’iper–architettura dipanata nel territorio nelle diverse camere fatte di esperienze multisensoriali che sarà il visitatore a ricomporre in una propria costruzione conoscitiva. Non si offre quindi una lettura obbligata dei luoghi con punti di sosta e di vista obbligati e interpretazioni univoche, ma indicazioni e stimoli per invogliare alla ricerca e l’elaborazione. Le lettere scolpite nei massi di pietra a marcare le varie stanze, strofe o brani, simboleggiano questa scelta. La parola da indovinare ricomponendola nell’itinerario è la parola Syssitia, nascosta proprio perché posta apertamente davanti a tutti e incisa tramite le pietre nel paesaggio. Con le lettere si possono scrivere infiniti racconti e il masso scolpito, diventa l’iniziale, di una serie di parole chiave che possono essere sempre rielaborate. La prima S è la parola sete e la scultura è un fontanino dove è possibile abbeverarsi. Ma è anche sete di conoscenza, S di Sopravvivenza o di Sensazioni e così via in continue nuove narrazioni. Seguono la I di informazione, le S di Silenzio e di Sacro, la I di Incanto la T di tempo, la I di Identità fino ad arrivare alla A di acqua origine di tutto il vivente. Qui è organizzata un’area di esperienza sensoriale con l’acqua, dedicata soprattutto ai bambini, basata sulla realizzazione di un biostagno modellato secondo i principi dell’architettura blu e del paesaggio e alimentato con l’acqua della gravina depurata tramite i metodi d’ingegneria naturalistica.  L’area è servita da una toilette ecologica a composter dotata di pannello solare per l’illuminazione, uno spogliatoio e un posto di pronto soccorso.

La trama di base è comunicata dotando ogni scultura di un sistema di taggatura qr code che permette di scaricare le informazioni relative sullo smarth phone personale e di un numero progressivo che fa riferimento alle stesse schede interpretative scaricabili da internet o ricevute al punto di informazione per coloro che non usano lo smart phone. Il metodo scelto permette di non collocare pannelli sul percorso e di potere sempre e costantemente aumentare le informazioni modificandone i contenuti su internet. La realizzazione del sito internet è demanda ad un progetto successivo perché la spesa non è compatibile con questo finanziamento.

Le scelte di realizzazione perseguano la minima invasività in tutti gli aspetti del progetto. Gli interventi lungo gli itinerari si limitano alla collocazione delle sculture, l’adeguamento sentieristico, la installazione di telecamere e alla sistemazione dell’area finale della A di acqua. L’itinerario è dotato di una equipaggiamento nomade, costituito da attrezzature leggere che verranno montate e smontate a seconda delle necessità di ristoro, eventi e conferenze basate su un blocco contenitore di ristorazione, gazebo, yurta di 60 m2, sedie, attrezzature per la riproduzione multimediale e l’amplificazione. Un veicolo elettrico fuori strada consente il trasporto delle attrezzature e l’energia necessaria in loco. Il veicolo ha la funzione anche di mezzo di controllo, soccorso trasporto delle carrozzine per i diversamente abili e di anziani. Il percorso principale è stato appositamente testato per permettere una percorrenza agevole a chiunque anche per i diversamente abili e gli anziani. I sentieri sono adeguati senza l’introduzione di materiali estranei, attraverso, la pulitura, il consolidamento con pietra locale,  la messa in sicurezza e la protezione con minimi interventi in legno. I percorsi sono indicati con il sistema di segnalazione internazionale con semplice verniciatura su pietra. Le telecamere sono installate sui pali della luce esistenti. Da esse e dalla strada di accesso alla area archeologica è possibile controllare dall’alto tutto l’itinerario. Il punto di informazione negli spalti medievali è anche il centro di controllo.