Progetto O.A.S.I. , Ksar Amguid, Adrar:
Utilizzando il sistema Foggara per irrigare le oche algerine

Le oasi sahariane dell’Algeria illustrano meravigliosamente come gli esseri umani sono riusciti a sopravvivere in condizioni ostili. Nel corso dei secoli è stato istituito un sistema di irrigazione efficace e sostenibile che consente agli abitanti delle oasi di vivere in condizioni di estrema aridità rispettando le proprietà speciali di questi ecosistemi instabili. Negli ultimi anni, tuttavia, le oasi sahariane hanno visto una notevole crescita demografica e una produzione agricola sempre più intensa.

Gli abitanti delle oasi hanno tendono a dimenticare la conoscenza tradizionale di questo ambiente particolarmente fragile, principalmente per quanto riguarda le risorse idriche. Metodi moderni di pompaggio delle acque sotterranee, in particolare, asciugano il tavolo dell’acqua in modo irreversibile. Per questo motivo il restauro delle foggaras, i sistemi tradizionali di irrigazione, è previsto per l’oasi di Touat, nell’Algeria sud-orientale.

 

Le Oasi Sahariane
La maggior parte delle oasi sahariane dell’Algeria meridionale sono spazi marginali. Il clima è estremamente arido, poiché non manca più di 50 mm di precipitazioni ogni anno.

Negli ultimi anni la forte crescita demografica è stata accompagnata da un’intensificazione dell’agricoltura e le oasi sono state largamente colpite dal degrado delle loro risorse idriche. Il livello e il tasso di flusso diminuiscono da un giorno all’altro. La maggior parte di questi fenomeni rovinosi sono le conseguenze di pratiche umane mal concepite che mettono in pericolo la biodiversità delle regioni sahariane.

Le cause e gli effetti della modernizzazione errata
L’intensificazione dell’agricoltura irrigata in un ambiente fragile contribuisce all’uso improprio delle risorse naturali. Coltivando terreni sempre più grandi, gli abitanti delle oasi hanno scavato pozzi profondi, introdotto prodotti industriali (come i fertilizzanti chimici) e, a poco a poco, abbandonano le conoscenze tradizionali.

In concreto, sono state create immense superfici agricole per la produzione di cereali da esportare. Queste superfici necessitano di sistemi a sprinkler, che non sono adatti all’ambiente del deserto, in quanto il grado di evaporazione è molto elevato. Il livello della tavola dell’acqua diminuisce pericolosamente a causa del pompaggio diretto di acqua da grande profondità e in grande quantità. I fenomeni legati al moderno uso intensivo delle risorse idriche, agli estremi climatici e all’abbandono delle pratiche tradizionali hanno sconvolto il complesso e fragile equilibrio dell’ecosistema. La crisi idrica sta causando i residenti a lasciare la regione; Molte oasi hanno subito desertificazione e invasione da sabbie; E le tecniche antiche utilizzate per catturare l’acqua nei tunnel di cattura (foggaras) sono state rinunciate. La scavo di pozzi moderni per soddisfare le esigenze dell’acqua ha ridotto il tavolo dell’acqua.

Possibili soluzioni
La regione di Adrar del deserto algerino (Willaya de Adrar) possiede numerose oasi in un contesto naturale unico in tutto il Sahara per la sua bellezza e per il suo ottimo stato di conservazione. In questa zona, la presenza di centinaia di migliaia di palme, sistemi multipli di oasi e ksurs (habitat tradizionali), villaggi di terra e fortezze, permettono di mantenere un elevato grado di vitalità agricola e culturale.

Il progetto, OASI, Ottenimento di Acqua nel Sahara Interno attraverso il restauro delle tecniche tradizionali delle gallerie drenanti e la valorizzazione delle conoscenze degli antichi locali maestri (Raccolta dell’acqua nel Sahara interiore ripristinando le tecniche tradizionali di gallerie di rilevamento e valutando la conoscenza delle Artigiani) è stato intrapreso da Ipogea, con fondi assegnati dall’AATO-Laguna di Venezia al bando di gara “Fondo ABC” e in collaborazione con la società algerina Sud Timmi e l’associazione per la protezione delle oasi.

Il progetto prevede la fornitura di acqua ad una zona soggetta alla desertificazione mediante il ripristino di una foggara o di un tunnel di bacino idrografico. L’operazione è attuata con la partecipazione delle associazioni agricole e dei loro tradizionali maestri acquatici sahariani e consente alle popolazioni locali di tornare alla coltivazione di palme e giardini e di riorganizzare un’oasi deserta ormai completamente abbandonata. Il progetto mostra come assicurare la fornitura e l’uso sostenibile dell’acqua nel Sahara, riunendo le conoscenze e le tradizioni delle popolazioni locali. Il progetto è un’azione di grande impatto nel Sahara ed è replicabile in altre regioni aride e semi aride.

Le attività da svolgere includono:

• individuare situazioni critiche in termini di scarsità d’acqua e degrado dell’ecosistema;

• organizzare un approccio partecipativo attraverso partnership esistenti e promuovere la partecipazione della comunità locale e delle associazioni locali.

• analizzare le conoscenze e le tecniche tradizionali e sviluppare procedure innovative, sostenibili e localmente gestibili;

• formazione degli attori locali con l’aiuto di associazioni artigianali tradizionali;

• realizzare un progetto pilota per il ripristino di gallerie di raccolta e sistemi tradizionali di gestione dell’acqua;

• utilizzare in modo innovativo le tecniche tradizionali per risolvere i problemi legati alle acque reflue e la gestione delle acque nelle coltivazioni e negli habitat rurali;

• documentare e pubblicizzare esperienze e rafforzare le pratiche grazie alla partecipazione di gruppi di azione locali interessati (nei progetti denominati “Sud a Sud”).

 

Conclusione
Una zona deserta deserta e trascurata produrrà un boschetto di palme e campi coltivati. L’esperienza degli abitanti delle oasi formerà un modello sostenibile e auto-creato che può essere proposto a tutto il pianeta come esempio per la gestione degli ecosistemi e l’uso armonioso e non distruttivo delle risorse.

AATO