{"id":513,"date":"1993-12-19T16:26:07","date_gmt":"1993-12-19T15:26:07","guid":{"rendered":"http:\/\/ipogea.org\/?p=513"},"modified":"2018-05-21T15:34:54","modified_gmt":"2018-05-21T14:34:54","slug":"l-espresso-neolitic-park","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipogea.org\/en\/1993\/12\/19\/l-espresso-neolitic-park\/","title":{"rendered":"L&#8217; ESPRESSO &#8211; &#8220;Neolitic Park&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">Da <strong>L\u2019Espresso<\/strong><br \/>\n<strong>Settimanale di politica n. 50 del 19 dicembre 1993<\/strong><br \/>\n(pag. 112, 113,115)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-514 size-full\" src=\"https:\/\/www.ipogea.org\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/unoespr.jpg\" alt=\"\" width=\"560\" height=\"390\" srcset=\"https:\/\/ipogea.org\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/unoespr.jpg 560w, https:\/\/ipogea.org\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/unoespr-600x417.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 560px) 100vw, 560px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>NEOLITIC PARK<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>L\u2019Unesco li ha definiti &#8220;patrimonio dell\u2019umanit\u00e0&#8221;. E ha lanciato la proposta di un architetto italiano. Per trasformare<br \/>\nl\u2019antico complesso in un grande museo dell\u2019uomo e delle civilt\u00e0 rupestri. Partendo dalle grotte preistoriche\u2026<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <em>Alberto Dentice<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Dal suo studio a strapiornbo sul Barisano, una delle due conche che si aprono ad anfiteatro sul canyon della Gravina, Pietro Laureano si affaccia a contemplare lo spettacolo maestoso di quella incredibile citta scolpita nel tufo: \u00abLo spettacolo della vergogna\u00bb, lo defin\u00ec lo scrittore Carlo Levi. Era il dopoguerra. Sono trascorsi poco pi\u00f9 di quarant\u2019anni ed ecco l\u2019Unesco, l\u2019organismo delle Nazioni Unite per<br \/>\nl\u2019educazione e la cultura, si appresta a proclamare i Sassi di Matera &#8220;Patrimonio dell\u2019umanit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00abCerto, non \u00e9 un salto da poco\u00bb, dice Laureano, autore della relazione<br \/>\nche ha consentito alla citt\u00e0 lucana di essere inserita tra le 379 meraviglie<br \/>\n\u00abda tramandare ad ogni costo alle generazioni future\u00bb, assieme, tanto per<br \/>\ndire, all\u2019Acropoli di Atene e alla valle dei Re. L\u2019annuncio \u00e8 stato dato durante la sessione plenaria del World Heritage Unesco, riunito nei giorni scorsi a Cartaghena, in Columbia. Ma conquistare la &#8220;nomination&#8221; non e stato facile. Bisognava innanzitutto convincere Parigi (sede dell\u2019Unesco) che la candidatura di Matera fosse meritoria. Ed \u00e8 qui che interviene Laureano. Anni di ricerche, di studi, di viaggi: il Sahara, Petra, lo Yemen, hanno fatto di questo lucano cresciuto a Matera uno dei pi\u00f9<br \/>\nprestigiosi urbanisti dell\u2019Unesco per le aree desertificate e la civilt\u00e0 islamica.<br \/>\nMa che c\u2019entrano i Sassi con il deserto? Laureano lo spiega con l\u2019aiuto del libro, &#8220;Giardini di pietra&#8221;, (200 pagine e 148 tra foto e disegni) edito da Bollati Boringhieri, che pubblica la relazione su Matera presentata all\u2019Unesco.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Il &#8220;Palombaro lungo&#8221;, la spettacolare cisterna scoperta sotto la piazza principale di Matera.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00abL\u2019origine e il fascino primordiale di questa citt\u00e0 scavata nel tufo e costruita sui terrazzi degradanti di due grandi alvei fluviali\u00bb, dice, \u00abderivano da sistemi di condensazione e di raccolta dell\u2019acqua simili a quelli realizzati dai sahariani fin dal neolitico; a Matera troviamo gli stessi lavori idraulici risalenti all\u2019et\u00e0 del bronzo, ai canali sotterranei, ai pozzi, alle grandi cisterne esistenti sia a Petra, che a Matmat\u00e0 in Tunisia, che in Cappadocia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Laureano non ha dubbi: all\u2019origine di Matera c\u2019\u00e8 una civilt\u00e0 seminomade, gi\u00e0 in grado, fin dal Neolitico, di costruire complesse opere idrauliche per la raccolta dell\u2019acqua necessaria alla sopravvivenza: \u00abCi\u00f2 che rende unici i Sassi \u00e8 un uso delle abitazioni che \u00e8 stato perpetuato, e si \u00e8 conservato intatto, dal Neolitico al XVIII secolo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">I guai, per i Sassi cominciano con la rivoluzione industriale. Nel Settecento la citt\u00e0 si struttura sul piano, lungo il margine della Gravina. I granai, le cisterne, il sofisticato sistema di canalizzazione delle acque, vengono sepolti, occultati da strade e palazzi. Nel 1936, con i progetti voluti dal<br \/>\nregime fascista, i due torrenti (grabiglioni) dei Sassi sono interrati, divengono due strade rotabili collegate tra loro per formare una via di circonvallazione che unisce il Sasso barisano con il Sasso caveoso. Cos\u00ec i Sassi risultano definitivamente separali. Per l\u2019equilibrio ecologico millenario dei Sassi \u00e8 un colpo mortale. I Sassi da citt\u00e0 diventano quartiere malsano. Con il<br \/>\ntempo si perde anche la memoria della loro forma e diviene illegibile il meraviglioso sistema di gestione delle risorse su cui era fondata la trama urbana. Infine, negli anni Cinquanta, con l\u2019espul-<br \/>\nsione forzata degli abitanti, i Sassi divengono il pi\u00f9 grande centro storico abbandonato che si conosca.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Di fronte a un tale scempio la societ\u00e0 civile reagisce. Si moltiplicano gli appelli per il salvataggio dei Sassi. Pier Paolo Pasolini gira a Matera &#8220;II Vangelo secondo Matteo&#8221;. Addirittura, nel \u201877 i Sassi sono oggetto di un concorso internazionale di idee di recupero. Nell\u201986 beneficiano addirittura di uno stanziamento speciale di 100 miliardi per interventi di restauro e valorizzazione degli antichi rioni, ma fino ad oggi quel denaro, speso solo in minima parte, \u00e8 servito soprat tut<br \/>\nto ad organizzare convegni fiume. Nessuno, fino ad ora, aveva preso in considerazione la stretta interdipendenza tra il sopra e il sotto di questa citt\u00e0. L\u2019insieme delle architetture che si affacciano sulle terrazze e sui vicoli, il rincorrersi degli ardii e delle scalette fra i tetti dal bei colore rosato, e il lato nascosto, oscuro delle citt\u00e0 costituito dalla trama di cisterne, di gallerie e di pozzi scavati nel terreno. Lo stesso Cesare Brandi, in &#8220;Pellegrino di Puglia&#8221;, mentre da una parte denunciava il bisogno di un \u00abrestauro urgente dei Sassi\u00bb perch\u00e9 la gente potesse tornarci a vivere, dall\u2019altra suggeriva di \u00abmurare la parte delle case che \u00e8 in caverna\u2026in modo da farne un appartamento<br \/>\nsenza snaturarne l\u2019aspetto esteriore\u00bb. Ora Laureano ha scoperto un tesoro laddove altri, prima di lui, avevano visto soltanto miseria e degrado.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Pietro Laureano<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8220;In parole povere,&#8221; spiega, &#8220;a Matera troviamo scritta la storia dell\u2019evoluzione dei tipi architettonici e urbani, dal Neolitico all\u2019era moderna&#8221;. Di qui la proposta di Laureano, fatta propria dall\u2019Unesco, di una ristrutturazione dei Sassi che realizzi, dalla parte del Sasso caveoso, un &#8220;Museo dell\u2019uomo e delle civilt\u00e0 rupestri&#8221;. Insomma, una specie di &#8220;Neolitic Park&#8221; che tenga in considerazione anche le cavit\u00e0 sotterranee, non solo la superficie e consenta agli stessi materani di riappropriarsi di quella che fu una concezione abitativa assolutamente originale e di<br \/>\ngrandissimo valore. I recenti scavi di piazza Vittorio Veneto, hanno messo in luce alcuni splendidi complessi che mostrano la qualit\u00e0 e la funzionalit\u00e0 di questa tipologia del rupestre: larghi e profondi pozzi a ciclo aperto, da cui si diramano, come raggi dal mozzo di una ruota, cunicoli che danno vita a una complessa trama di gallerie, di cantine, di nevai, di cisterne a campana. Sotto terra troviamo perfino una torre medievale e una enorme cisterna imponente e silenziosa come una &#8220;cattedrale d\u2019acqua&#8221;. Per l\u2019architetto Mattia Acito, responsabile del progetto, si tratta \u00abdel primo autentico museo storicoambientale della citt\u00e0\u00bb, un vero e proprio terminal da cui, in occasione dei prossimi festeggiamenti, si potr\u00e0 partire per escursioni mirate nelle viscere dei Sassi. Intanto la febbre delle celebrazioni sembra abbia scosso definiti-<br \/>\nvamente i materani. Lungo tutto il Sasso barisano fervono i lavori, si restaurano le antiche abitazioni scavate nel tufo, si ripuliscono grotte e cisterne dalle macerie. Fino a pochi mesi fa nessuno voleva tornare nei Sassi, adesso un appartamento costa quanto a Manhattan. E fioriscono nuove attivit\u00e0 per la valorizzazione del rupestre. Lo stesso Laureano in collaborazione con una cooperativa, Ipogea, e con il patrocinio del Comune, ha creato un Centro delle civilt\u00e0 rupestri e delle acque. Sar\u00e0 una sorta di archivio-laboratorio multimediale sulle civilt\u00e0, le tecniche di restauro, i progetti di valorizzazione ambientale dei siti rupestri internazionali. Matera insomma, intende risorgere sui suoi Sassi fondendo il mito delle caverne e quello del computer. Ci vorranno mesi, forse anni. Ma Laureano la soddisfazione pi\u00f9 grande l\u2019ha gi\u00e0<br \/>\nottenuta: quella di vedere Matera battere bandiera Unesco.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Trogloditi on line<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Musei sotterranei e informatica: ecco il modello Loira<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8220;Troglo c\u2019est chic&#8221;, i trogloditi vanno di moda. E\u2019 la nuova parola d\u2019ordine che circola da quest\u2019anno nelle agenzie turistiche della Loira, una delle pi\u00f9 rinomate localit\u00e0 vacanziere della Francia. E si capisce: lo scorso anno, nell\u2019area del Saumurois (300 km di gallerie sotterranee e di<br \/>\ngrotte abitate fin dal Medioevo) per la prima volta il turismo rupestre ha superato per numero di visitatori quello dei &#8220;Castelli&#8221;. Il rupestre da queste parti non possiede la ricchezza culturale dei Sassi di Matera. Ma a fronte dell\u2019abbandono in cui versa il nostro patrimonio i francesi<br \/>\ndimostrano che attorno al rupestre si pu\u00f2 sviluppare un eco-turismo fiorente che mescola atta tecnologia ed immaginario preistorico, enterteinment e cultura. Prendete un treno ad alta velocit\u00e0 e da Parigi, in poco pi\u00f9 di un\u2019ora eccovi tra i nuovi trogloditi. Gente cortese, industriosa, dal piglio manageriale. Niente caverne umide e buie. Partiamo di una catena di ristoranti trogl\u00f2, di circa 200 tra alberghi, motels e villette residenziali costruiti in grotte dall\u2019aspetto lindo ed accogliente. Ai visitatori di D\u00e9nez\u00e9-sous Dou\u00e9, una spettacolare cava di tufo sot-<br \/>\nterranea che risale al Medioevo, viene off\u00e8rto pure uno tocco alla Spielberg, con mult\u00ecvisioni sui pi\u00f9 spettacolari siti rupestri del mondo, musica e concerti dal vivo. Al convegno sul rupestre che si \u00e8 svolto il mese scorso a Saumour si \u00e8 parlato di eco-musei sotterranei, di sfruttamento turistico del sottosuolo e perfino di una rete informatica. Eureka, che colleghi in tempo reale, tutti i siti rupestri europei: Matera e la Cappadocia, Petra e Paterna (Spagna), D\u00e9nez\u00e9s-sous Dou\u00e9 e la Vateamontea. Fra i partecipanti circolava una certa euforia: \u00abSiamo<br \/>\nconvinti che si costruir\u00e0 prima l\u2019Europa Trogloditica di quella Politica\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da L\u2019Espresso Settimanale di politica n. 50 del 19 dicembre 1993 (pag. 112, 113,115) NEOLITIC PARK L\u2019Unesco li ha definiti &#8220;patrimonio dell\u2019umanit\u00e0&#8221;. E ha lanciato la proposta di un architetto italiano. Per trasformare l\u2019antico complesso in un grande museo dell\u2019uomo e delle civilt\u00e0 rupestri. 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